Articolo di Migale Antonio

La Rossa Reggio Emilia di Camillo Prampolini e dei fratelli Cervi di cui i reggiani vanno fieri, ancora oggi, è in realtà una città permeata da un virus leghista che fa di questa città una delle città più contraddittorie del centro Nord. A lanciare l’allarme è Antonio Migale, componente dell’assemblea regionale di Sel a Reggio Emilia e presidente di un comitato “Solidarietà Per Chi Resiste” Migale racconta una realtà diversa da quella che ci è stata raccontata fino ad ora. Quello che traspare è lo spaccato di una realtà desolante che parte da lontano. Erano i primi anni 60 quando i primi cutresi arrivarono nella città emiliana per fare i lavori più pesanti e che non voleva fare nessuno. Si lavorava fino a 10 anche 12 ore al giorno e i cutresi lavoravano come bestie, così su un vecchio art. di Reggio 15, un noto giornale di allora. A cavallo degli anni 70 i cutresi con tenacia, contro il rigido clima degli inverni reggiani, impararono a costruire le case e a guadagnare soldi, contribuendo notevolmente allo sviluppo di quel territorio. Ma questa è storia ormai nota a tutti. Negli anni novanta il sogno di ogni cutrese è avere il cantiere in proprio ed il figlio professionista. La storia d’amore tra Reggio e Cutro , però, si spezza nel corso di questi anni. Un’intera popolazione, circa 10 mila i cittadini cutresi di Reggio Emilia, a causa delle infiltrazioni mafiose che ha permeato tutto il Nord Italia, come recita Giovanni Tizian in un suo libro, vengono messi sul banco degli imputati come se l’essere cutrese presupponesse essere mafiosi. Un razzismo ormai consolidato nella maggior parte dei cittadini reggiani in ogni angolo della provincia e che ha messo in ginocchio un’intera comunità. Così sono definiti i cittadini di Cutro a Reggio Emilia, molti dei quali sono nati la e questo già la dice tutta. Sono notevoli gli episodi di razzismo che cita Migale. Basterebbero solo gli interventi della presidente della Provincia Sonia Masini, immortalati dalla pagine dei quotidiani reggiani. Non perde occasione per minacciare di prendere le distanze dai lavoratori cutresi. A dire il vero le distanze sono state già prese e da un pezzo. In non poche occasioni dai suoi interventi definiti di lombrosiana memoria hanno preso le distanze autorità Istituzionali di rilievo, il Procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso e lo stesso Enzo Ciconte che dalla provincia, tra l’altro, ha avuto l’incarico di studiare il fenomeno criminoso a Reggio Emilia. Lo stato di isolamento pauroso in cui hanno vissuto i cutresi è stato deleterio negli anni e oggi, in questo momento di crisi, lo pagano a caro prezzo. Proprio questo – secondo Migale – potrebbe accentuare ancor più il fenomeno criminoso. Vani sono stati i tentativi di un contatto con le Istituzioni per tentare di avviare un processo di integrazione. Nessuno ha voluto ammettere la responsabilità politica per questo stato di cose, sia pur in tanti riconoscono il problema. < Decisi così – continua la nota- di promuovere alcune iniziative culturali per misurare la disponibilità dei Reggiani. La prima in assoluto è stata “Auguri dalla Calabria” in Dicembre del 2006. Un incontro ufficiale tra la giunta comunale di Reggio e la Giunta comunale di Cutro. Doveva avere il fine di avviare il percorso di dialogo e di integrazione che ho avuto in mente per tutto il tempo che ho vissuto a Reggio Emilia e a cui ancora non ho rinunciato del tutto. Una cecità politica da ascrivere alle varie amministrazioni che si sono succedute negli anni. Per avere la disponibilità di piazza Prampolini , in tale circostanza, abbiamo dovuto sudare perché gli amministratori pensavano che era una terronata. Così era stata definita in uno degli incontri con l’assessore in carica. 16.300 euro il costo dell’iniziativa fatta con i contributi degli artigiani ed il premio di Delrio lo ha dovuto ritirare il consigliere comunale Tonio Olivo. E Daniele Piombi ci ha canzonati facendoci alzare la mano a quanti erano di Reggio e quanti di Cutro. Eravamo rimasti solo noi nel teatro. Una cosa triste. Ad un’iniziativa di un noto senatore calabrese ci è stato chiesto di pagare la sala Arci anticipata. Il teatro lo chiamavano loro. In quell’occasione la motivazione è stata: Alla presentazione del libro di Carmine Abate, mentre alcuni quotidiani nazionali davano la notizia che Abate era in gara per il premio campiello, neanche un rigo nei quotidiani della rossa Reggio Emilia. Assenti gli amministratori. L’assessore alla cultura non ha risposto neanche alla mail di invito. Delrio arrivò quando tutto era finito, ma lui era venuto per Don Gianni. Le parrocchie sono state sempre un suo bacino di voti. Il 10 Marzo del 2012 fu organizzata una manifestazione di solidarietà a favore degli artigiani in difficoltà, alcuni dei quali avevano tentato il suicidio. Isolamento assoluto. Assenti amministratori, associazioni di categoria, anche i dirigenti di Sel presero le distanze, presenti Matteo Sassi, assessore al welfare e qualche altro compagno di partito. Gli aneddoti che confermano che a Reggio Emilia il clima è pesante potrebbero continuare all’infinito. Ormai è sotto gli occhi di tutti che attraverso la legittima lotta alla criminalità si sta criminalizzando un intera popolazione al fine di sfiancarla nella speranza che tolga il disturbo, perché ormai la crisi è profonda e non c’è spazio per tutti. C’è una necessità immediata di un approfondimento del tema e di un intervento delle Istituzioni , Regione, provincia e comuni della provincia crotonese, ma anche stampa e televisioni- conclude Migale- affinchè venga valorizzato e recuperato quel patrimonio di lavoratori calabresi che a Reggio Emilia, nonostante tutto, hanno tracciato pagine di storia importanti con il lavoro ed oggi in forte difficoltà, a causa della crisi economica, rischiano anche il peso di questo penalizzante pregiudizio che è inaccettabile per tutto il nostro territorio. Dal quotidiano di Calabria Del 14/05/2013

Articolo di Migale Antonioultima modifica: 2013-05-15T14:38:03+02:00da scandalemilia
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